Le sofferenze bancarie italiane hanno raggiunto un minimo storico. Nel 2025 il volume dei crediti deteriorati scenderà a 48,6 miliardi di euro, l'86% in meno rispetto al 2015. Lo evidenzia un'analisi del Centro studi di Unimpresa che segnala la stabilità del sistema creditizio dopo la pandemia.
La riduzione nell'arco di dieci anni è massiccia. Nel 2015 le banche italiane registravano crediti deteriorati per 337,1 miliardi di euro. Entro la fine del 2025 la cifra sarà scesa a 48,6 miliardi di euro, con un calo di 288,5 miliardi di euro. Si tratta del livello più basso degli ultimi decenni, per la prima volta sotto la soglia dei 50 miliardi.
Le categorie di crediti problematici
Le sofferenze in senso stretto hanno subito il crollo più drastico. Sono passate da 198,8 miliardi di euro nel 2015 a 16,9 miliardi di euro previsti per il 2025, con una riduzione del 91,5%. Anche le inadempienze probabili si sono ridotte significativamente: da 124,5 miliardi a 25,9 miliardi di euro, un calo del 79,2%.
Rispetto all'anno della pandemia, il 2020, i crediti deteriorati totali sono diminuiti del 49,9%, passando da 97 miliardi a 48,6 miliardi di euro. Le sofferenze in senso stretto sono scese del 63,7%, mentre le inadempienze probabili del 45,4%.
L'unico dato in controtendenza
I finanziamenti scaduti o sconfinanti deteriorati mostrano invece un incremento. Nel 2025 raggiungeranno 5,8 miliardi di euro, in aumento del 7,4% rispetto all'anno precedente e dell'87,8% rispetto al 2020. L'analisi sottolinea però che questa componente rimane contenuta in valori assoluti.
La drastica riduzione dei crediti deteriorati porta il rischio creditizio a livelli storicamente contenuti. Secondo l'analisi, i dati segnalano l'assenza di una nuova crisi sistemica del credito in Italia.
Nota: Questo articolo è stato creato con l'Intelligenza Artificiale (IA).











